Contesto operativo

A Milano sono 3.500 le case del patrimonio Aler occupate abusivamente – una quota salita dal livello minimo fisiologico di qualche anno fa che a Milano era di circa 2400 casi – e per lo più da stranieri, “spesso stranieri originari di una stessa zona, anche piccola, che vengono ad occupare richiamati da un tam tam“- riferisce il Sindaco Sala. E le percentuali di morosità si attestano intorno al 35% del patrimonio milanese di circa 68mila alloggi.

L’area in cui si colloca l’intervento del nostro progetto è parte significativa di questo quadro, perché le condizioni di precariato, la disoccupazione, la povertà riguardano la maggior parte di abitanti, italiani e stranieri. Gli alloggi ALER, costruiti tra il 1920 e il 1938, oggi sono in stato di forte degrado, spesso sono anche occupati abusivamente, spesso è elevata la morosità. Fenomeni che alimentano una guerra tra poveri, generando conflitti di vicinato che trovano spazio soprattutto nei ceti autoctoni più colpiti dalla crisi economica e sociale e che vivono a più stretto contatto con le famiglie immigrate. Il taglio minimo degli alloggi costituisce uno dei condizionamenti alle categorie di abitanti che abitano il quartiere: persone sole, famiglie monoparentali, famiglie numerose.

La condizione dei minori

Abitano spesso in alloggi di dimensioni estremamente ridotte in contesti di vicinato gravemente conflittuali. (Fonte: Comune di Milano Direzione Centrale Casa | Settore Politiche per la Casa e Valorizzazione Sociale Spazi | Servizio Politiche per la casa. Allegato A, Documento tecnico per l’attuazione del progetto “Ospitalità Sociale”). Crescere in questo contesto è complicato, la casa non è adeguata per studiare, troppi insuccessi scolastici causano silenziosamente e presto l’abbandono delle scuole, favorendo percorsi di devianza e marginalità… difficile non essere attratti dalla fascinazione di modelli comportamentali negativi che espone presto a piccoli furti, alla microcriminalità, per essere come i ragazzi poco più grandi di loro, che fanno gruppo e subiscono il carisma di un leader…

E poi sono ” bambini senza” perché non si nutrono bene, perché non hanno giochi, libri, perché non hanno mai fatto una vacanza, perché non sanno cosa sia il cinema o il mare…

Secondo l’Osservatorio sulla dispersione scolastica del Comune di Milano sono 8.096 i bambini delle scuole primarie e secondarie di primo grado a rischio di dispersione scolastica, ossia l’8,70% di tutti gli alunni. Il 40,4% sono bambini stranieri nati all’estero (3.274 bambini), il 39,9% italiani (3.230 bambini) e il 19,28% (1.561 bambini) stranieri nati in Italia. La zona 4 ha un indice di rischio di dispersione pari a 12,39 secondo solo a quello della zona 9 che è di 12,50 (dati 2013-2014). Questa fotografia del quartiere rivela che essere calati in realtà così critiche e fragili richiede azioni responsabili, progetti precisi per includere, colmare le distanze, contrastare la povertà educativa per far fiorire talenti e capacità, motivare allo studio e dell’apprendimento, garantire la piena attuazione del diritto all’istruzione, come sancito nella Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Per tutte queste ragioni la nostra è una sfida educativa e svela che il nostro intervento non è solo mirato all’aiuto compiti, in quanto allarga le azioni di prevenzione contrastando la devianza, per rompere il circolo vizioso della povertà. Un seme volto al riscatto sociale, che già germina, infatti, tutti i nostri iscritti non sono mai stati bocciati e dimostrano di compiere i primi passi volti all’accoglienza delle regole sociali.